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Benvenuti all’Accademia
dello Spiedo d’Alta Marca

Nella tradizione contadina, la carne entrava raramente nella dieta. La si mangiava soltanto in determinate occasioni di festa, ai matrimoni e in ricorrenze particolari; la dieta contadina era fatta di legumi, erbe, ortaggi, uova, lardo e soprattutto polenta. Tra i sistemi di cottura prevalenti c’era anche lo spiedo; ma era uno spiedo molto povero, allestito normalmente con qualche uccelletto e qualche piccola preda catturati, secondo consuetudine, con la rete, con le trappole o con altri ingegnosi sistemi prodotti “dalla fame”. Solo a partire dal secondo dopoguerra, una volta  sconfitta definitivamente la miseria, il mondo contadino ha potuto imbastire spiedi, ricchi e golosi; ha potuto avere la carne di maiale e di pollo in abbondanza. Un lusso! È inoltre accertato che lo spiedo come noi lo conosciamo oggi è una pratica abbastanza recente, ed  è una peculiarità di un territorio che possiamo genericamente riferire a quell’area collinare prealpina che va dal vicentino al vittoriese. E non a caso proprio a Pieve di Soligo, nel 1956, si decise di festeggiare questa sorta di uscita dall’incubo della fame, allestendo uno spiedo gigante, sotto la regia del maestro spiedologo Poldo, con padrini e madrine d’eccezione come Francesco Fabbri e Toti Dal Monte.  Così la tradizione dello spiedo venne consacrata una volta per tutte come elemento della nostra gastronomia più tipica. Proprio in occasione della celebrazione dei cinquant’anni di questa manifestazione, nel 2006, il comune di Pieve di  Soligo assieme alle Pro Loco decise  di dare ulteriore lustro e dignità a questa tradizione gastronomica celebrando nuovi eventi e dando vita, in collaborazione con altri enti (la Camera di Commercio in primis) ad una associazione per la valorizzazione dello spiedo tradizionale : l’Accademia dello Spiedo d’Alta Marca: con lo scopo di riprendere e diffondere la cultura dello spiedo e di farne una delle attrazioni del territorio. Da lì e per passi successivi si arrivò alla pubblicazione di un volumetto dedicato alla storia di questa specialità e ad un vero e proprio decalogo: 10 comandamenti, consigli, per fare bene uno spiedo e da questo grazie al prezioso contributo di accademici come il Gastronomo Massimo Foltran e il Prof. Danilo Gasparini, si  iniziò a fare del vero e proprio “proselitismo”, diffondendo e promuovendo le competenze necessarie attraverso i corsi per menarosti. Corsi in cui si è ritenuto di enfatizzare  sia gli aspetti tecnici (ingredienti e strumenti) e di preparazione dello spiedo, che quella convivialità che ne accompagna da sempre il consumo e che ne rappresenta, in fondo, la componente fondamentale.

Accademia dello Spiedo d’Alta Marca